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INTOLLERANZA AL LATTOSIO: COME COMPORTARSI

Hai difficoltà a digerire il latte? Mal di pancia? Gonfiore addominale eccessivo? Potrebbe trattarsi di un’intolleranza al lattosio.
Da bambini la nostra tolleranza al lattosio è sicuramente maggiore, in quanto il nostro corpo, dovendo nutrirsi esclusivamente di latte, produce livelli elevati di un enzima, la lattasi, il cui compito è quello di digerire 
il lattosio. 
Con l’avanzare degli anni, la produzione dell’enzima si riduce. Ciò accade soprattutto se smettiamo di consumare il latte. In questo modo, infatti, è come se il nostro organismo si “dimenticasse” come si digerisce. Diventiamo, quindi, intolleranti al lattosio. 
Cosa fare quando il nostro enzima non “funziona” più? 
Ovviamente prima di tutto è necessario verificare con il test appropriato l’eventuale presenza dell’intolleranza.

Nonostante oggi esistano diversi test che promettono diagnosi di intolleranze, solo due sono quelli che permettono una diagnosi certa: il breath test per l’intolleranza a questo zucchero e il test genetico. Tutti gli altri sono semplicemente inutili.

Una volta avuta la diagnosi di intolleranza, bisogna effettuare un periodo di disintossicazione, in cui si eliminano del tutto i prodotti contenenti anche minime quantità di lattosio. In questa fase è preferibile rivolgersi a un esperto, che saprà valutare gli alimenti da assumere per evitare carenze nutrizionali.

Successivamente bisogna scegliere, insieme al medico e al nutrizionista, il percorso da seguire adatto alla nostra situazione.
A volte l’intolleranza al lattosio è secondaria ad altre situazioni, le più frequenti sono le disbiosi intestinali, vale a dire alterazioni delle popolazioni batteriche che abitano nel nostro intestino. Può succedere che, curata la disbiosi, torniamo a tollerare questo zucchero.
In alcuni casi, infatti, è sufficiente riabituare il nostro corpo a tollerarlo. Questo perché la lattasi è un enzima inducibile, cioè, bevendo ogni giorno quantità crescenti di latte, può aumentare la sua produzione. 

In altri casi, quando questo non è più sufficiente, non è necessario rinunciare al latte, basta ricorrere ai prodotti ormai ampiamente presenti in commercio, quelli “delattosati”, privi, cioè, dello zucchero del latte che non riusciamo più a digerire.

Mariangela Stasi

Sono una Biologa Nutrizionista, ma non solo. Sono laureata in Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche e per diversi anni ho lavorato nella ricerca scientifica, conducendo esperimenti, approfondendo lo studio delle malattie oncologiche e neurodegenerative, contribuendo alla stesura di alcune pubblicazioni scientifiche. Prima di dedicarmi alla professione di nutrizionista, ho conseguito un Dottorato di Ricerca in Scienze Morfologiche Molecolari con uno studio su una malattia neurodegenerativa rara. Un valore aggiunto alla professione di nutrizionista l'ho ottenuto con il Master in Fitoterapia Applicata, che mi consente di associare alla dieta utili consigli. Del mondo della ricerca mi sono rimasti la curiosità e l’approccio “scientifico” al lavoro, la continua ricerca della verità. Non mi piace dire, scrivere o parlare di qualcosa se prima non ho ne verificato la veridicità scientifica. Amo il mio lavoro, amo l’arte, la scienza e tutto quello che ha a che fare con la biologia. Proprio per questo motivo mi piace sempre studiare per conoscere e per aggiornarmi, per essere sempre al passo con le novità che la scienza ci regala.

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