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Non solo more…

La scorsa estate ho finalmente avuto l’occasione di passeggiare nella natura e raccogliere i frutti della pianta spinosa per eccellenza: il rovo!

Adoro il sapore dolce delle more e i suoi benefici nutrizionali, per un’appassionata di alimentazione come me non posso che “esaltarne” il gusto! Ricche di vitamina C, antociani con azione antiossidante protettiva, sicuramente sono tra i miei frutti preferiti!

Si utilizzano per conserve e sciroppi che, nella tradizione, sono stati spesso usati per il trattamento delle malattie della gola.

Ma oggi non voglio parlare di more, vorrei raccontarti qualcosa sui benefici della pianta che le genera: il Rovo o, se vogliamo usare la terminologia specifica, Rubus ulmifolius.

Le sue foglie sono ricche di tannini, vengono raccolte in primavera e utilizzate, secondo la tradizione erboristica, come collutori

contro stomatiti, infiammazioni gengivali, ma anche per gargarismi contro il mal di gola o per detergere parti del corpo infiammate.

Secondo una recente ricerca, gli estratti alcolici delle parti aeree del rovo (per parti aeree si intende tutto ciò che non è sotto terra, ma esposto all’aria) hanno un’importante attività antiossidante e antipiretica, che dovrà sicuramente essere confermata da studi successivi. Responsabili di questa azione sarebbero proprio i tannini e i flavonoidi contenuti nella pianta.

Diverse ricerche, inoltre, hanno suggerito che gli estratti di Rubus ulmifolius svolgano un’azione antimicrobica, quindi i principi attivi presenti nella pianta sarebbero in grado di impedire la crescita di diversi batteri. In particolare gli estratti delle radici inibiscono la formazione di biofilm da parte di S. Aureus, senza particolari effetti tossici, il che fa pensare di poterlo utilizzare, a seguito di ulteriori studi per la prevenzione e il trattamento di questo tipo di infezione. Un altro studio rivela che estratti di foglie possano essere utili contro le infezioni da H. pylori.

Purtroppo gli studi attualmente condotti sul rovo non sono sufficienti a stabilire un uso clinico della pianta, ma la presenza di antiossidanti e di altri principi attivi sembra spiegare, e in qualche modo giustificare, l’utilizzo tradizionale ed erboristico di questa pianta.

Come si possono usare le foglie?

Per la preparazione di un decotto, facendo bollire le foglie essiccate in un litro di acqua, fino a quando non si riduce quasi della metà. Successivamente si filtra e si consuma per gargarismi .

 

Fonti: Ali N, Shaoib M, Shah SW, Shah I, Shuaib M. Pharmacological profile of the aerial parts of Rubus ulmifolius                Schott. BMC Complement Altern Med. 2017 Jan 19;17(1):59.

Presicce S., Piante medicinali spontanee del Salento, Lupo editore, 2013

Martini S, D’Addario C, Colacevich A, Focardi S, Borghini F, Santucci A, Figura N, Rossi C. Antimicrobial                      activity against Helicobacter pylori strains and antioxidant properties of blackberry leaves (Rubus ulmifolius)              and isolated compounds. Int J Antimicrob Agents. 2009 Jul;34(1):50-9.

Quave CL, Estévez-Carmona M, Compadre CM, Hobby G, Hendrickson H, Beenken KE, Smeltzer MS. Ellagic               acid derivatives from Rubus ulmifolius inhibit Staphylococcus aureus biofilm formation and improve response             to antibiotics. PLoS One. 2012;7(1):e28737.

 

 

 

Mariangela Stasi

Sono una Biologa Nutrizionista, ma non solo. Sono laureata in Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche e per diversi anni ho lavorato nella ricerca scientifica, conducendo esperimenti, approfondendo lo studio delle malattie oncologiche e neurodegenerative, contribuendo alla stesura di alcune pubblicazioni scientifiche. Prima di dedicarmi alla professione di nutrizionista, ho conseguito un Dottorato di Ricerca in Scienze Morfologiche Molecolari con uno studio su una malattia neurodegenerativa rara. Un valore aggiunto alla professione di nutrizionista l'ho ottenuto con il Master in Fitoterapia Applicata, che mi consente di associare alla dieta utili consigli. Del mondo della ricerca mi sono rimasti la curiosità e l’approccio “scientifico” al lavoro, la continua ricerca della verità. Non mi piace dire, scrivere o parlare di qualcosa se prima non ho ne verificato la veridicità scientifica. Amo il mio lavoro, amo l’arte, la scienza e tutto quello che ha a che fare con la biologia. Proprio per questo motivo mi piace sempre studiare per conoscere e per aggiornarmi, per essere sempre al passo con le novità che la scienza ci regala.

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